giovedì, 26 gennaio 2012

La scighera

Naviglio inverno.jpg

Sono giorni oramai che inattesa è ritornata.

Sale in volute gonfie e impenetrabili dall'acqua lenta, color dell'acciaio del Naviglio.

Erano anni, da che ero bambina, che non la vedevo intessuta di una trama così fitta, così pallidamente grigia, così ovattata e muta.

E umida, da appesantire fiato, pensieri e capelli.

E così inesorabilmente memore di tempi vecchi, andati, sdruciti ed anche un po' dimenticati, all'improvviso sciolti in un rivolo di caldo, fanciullesco buon umore.

E tutto intorno non si muove nulla. Nemmeno io che, quasi quasi, potrei dormirci dentro.

Pensa te, chi me l'avrebbe mai detto, che un giorno sarei giunta, in un impeto di incontrollata sdolcinatezza, a lasciarmene avvolgere e ad amarla.

 

 

09:22 Scritto da: gasolinedreams in lavanda in spighe | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: scighera, acciaio, sdolcinatezza

giovedì, 06 gennaio 2011

Si parte

800px-Phanom_Rung_Wikimedia_Commons.jpg

Se riesco ad arrivare qui, e trovare anche un cielo così, avrò realizzato un altro dei miei grandi sogni nel cassetto...

18:33 Scritto da: gasolinedreams in viaggi | Link permanente | Commenti (32) | Segnala | Tag: prasat phanom rung

venerdì, 26 novembre 2010

Quasi

 

 

E' venuta bene la mia sedia.

Le gambe di colori diversi, così come la seduta e la spalliera.

Tinte accese, vivaci, brillanti. E così sorrido, di rimando a questo mio arlecchino di legno, assurto a simbolo di quasi raggiunta ravvedutezza.

Ho arcobaleni non più tagliati a metà, non più ridotti a minuscole particelle sparse nel creato.

Ora l'insieme è quasi raggiunto.

Quasi.

Ho imparato a fare i conti con questa parola un po' ruvida e dura, quando inizi a pronunciarla, ma che poi, alla fine, con quella esse che si unisce alla i, assume una tonalità più dolce ed un significato positivo. Si, dunque, sia si.

Ma che vita però.

Che vita a volte assurda ed assordante, dolorosa e per nulla conciliante ed altre volte, assorta, silenziosa, ma anche irriverente e conturbante. 

11:06 Scritto da: gasolinedreams in poichè respiro | Link permanente | Commenti (14) | Segnala | Tag: sedia, quasi, arcobaleno

venerdì, 09 luglio 2010

Ciao ciao con la manina

 
Non sono morta, almeno credo.
COLF tranquillizzati, che il nero non ti dona, visto quanto sei già secca di tuo, inoltre indossato con questo caldo rischia di farti schiattare, così poi in gramaglie mi ci devo mettere io, la qual cosa potrebbe giovare alla mia linea...sob!, ma di certo non alla mia salute!
Baci e abbracci a tutti quelli che passano di qui.
Prima o poi, chissà...maddai...mavà?

12:16 Scritto da: gasolinedreams in blog life | Link permanente | Commenti (36) | Segnala

lunedì, 01 marzo 2010

Le train de vie

 

 

E va bene, lo ammetto, questa volta mi sono proprio tirata indietro.

Ho scelto un brutto modo per farlo, attraverso uno strattone violento che ha lasciato rotaie viola sulla pelle, ma insomma mi ero davvero rotta di questa locomotiva, che andava sempre e solo da una stazione all'altra.

Le stesse: dal ventricolo destro a quello sinistro del cuore e viceversa.

Su e giù, giù e su e lungo il breve e sbuffante tragitto, ostacoli, strappi, intoppi, brusche frenate o improvvise accelerate e muscoli, tutti, indolenziti.

E vai di buttare carbone nella fornace vorace e vai di lavare e lustrare il mostro di fosco ferro, per farlo brillare dall'alba al tramonto e risaltare al chiarore di una luna cretina e incapace.

Ho preferito mani, faccia ed anima neri perchè il lindore non era più contemplato.

Controllore non ho perso il biglietto, sono proprio salita senza e non mi scocci, scendo qui, in mezzo alla campagna, oppure se preferisce mi faccia arrestare.

La mia parte l’ho svolta egregiamente, per questo non ho nessuna intenzione di pagare.

14:17 Scritto da: gasolinedreams in aprire gli occhi | Link permanente | Commenti (55) | Segnala | Tag: rotaie, locomotiva, lindore, controllore

martedì, 02 febbraio 2010

Sic stantibus rebus

 

Trovo divertente e anche leggermente catartico tornare a scrivere proprio oggi.

Una data questa che dovrebbe terrorizzarmi e che invece, a sorpresa, già da quando mi sono alzata stamattina, ha lasciato là dove sono, certi ricordi, sempre indimenticati ma non più dolorosamente taglienti.

Ce ne saranno un altro paio, nei mesi a venire, di giornate così, ma adesso so che non le aspetterò più con timore.

Ecco, per dire, volevo parlare di questo mondo che ho imparato a guardare con occhi diversi.

Sono già a buon punto, anche se ormai so che una vita serena non fa propriamente per me, per una questione di pelle, di saliva e di sangue e di una testa a punta di freccia, che è un po’ come dire testa a cazzo, ma trattandosi della mia, non disdegno un minimo di eleganza.

La serenità è impagabile eppure ha in sé quel filo sottile di noia, quel tanto di fiato un po’ troppo morbidamente languido e rilassato, quel miopico e candegginico (questa parola lo ammetto, me la sono bellamente inventata, ma mi piaceva tanto) sbiadimento di colori che mi ammutolisce, che mi rintuzza l’entusiasmo, che non mi fa Vivere, ma semplicemente vivere.

Che non dico sia poco, tutt’altro, ma insomma non è nemmeno una roba esaltante.

Sorrido spesso con assoluta lievità, senza essere più capace di ridere in modo sgangherato e fastidiosamente rumoroso, piango con piccoli sussulti, senza il teatro tragico di singhiozzi sbalestrati e convulsi, respiro piano e con la giusta parsimonia, senza esagerata verve, senza feroce rabbia, senza drammi e lutti.

E l’anima sonnecchia e si stiracchia e tace, senza più dibattersi a penzoloni nel vuoto, sull’altalena del bianco e del nero.

Sono senza speranze lo so: incorreggibile, incontentabile e parecchio stupida mentre questo sorriso tranquillo e un po’ beota che lo specchio mi rimanda, mi pare proprio una presa per il culo. Lo guardo e aspetto senza fretta il balenio di quel guizzo bastardo e maligno che improvviso e sornione, prima o poi, ne sono certa, tornerà a fare capolino.

Intanto è così.

Lietamente appisolata, pasciuta e compiaciuta, sdolcinatamente buona, pur se sempre in incostante cammino verso il tempo che mi resta.

Non sono normale, io, ma perdio quanto amo e quanto mi manca quella mia nera e troppe volte miseramente poco nobile pazzia.

15:08 Scritto da: gasolinedreams in (in)sanissima follia | Link permanente | Commenti (33) | Segnala | Tag: serenità, pazzia

martedì, 08 settembre 2009

Rivoluzioni

 

E lo devo dire.

E’ cambiata di parecchio la mia vita.

In bene, ma lo dico sottovoce, che hai visto mai.

Già ho rischiato di annegare in piscina, ma seriamente, mica cazzabubole. Ero lì e nessuno mi aveva detto che la piscina ha una zona in cui all’improvviso ti ritrovi letteralmente con l’acqua alla gola, anzi dentro alla gola, direttamente dal naso. Una roba brutta, che speri solo che le orecchie servano da sfiatatoio. E invece no. Manco da salvagente.

Ed ero pure da sola e allora mi sono parlata, tipo training autogeno per intenderci.

"Calma, devi stare calma, in fondo in questi giorni al mare hai imparato a stare a galla, (certo è che adesso se mi danno della stronza mica posso più offendermi) devi solo non respirare affannosamente che sennò bevi come una foca e vai a fondo, devi stare tranquilla, non farti prendere dal panico e immaginarti leggera come una piuma, poi muovi le tue zampette e piano piano, facendo la morta possibilmente ancora viva, riguadagni la stramaledetta parte di vasca in cui tocchi con i piedi".

E così ho fatto, punto per punto, che sono precisa io, con la logica conseguenza che, se adesso sono qui a scriverlo, è perchè non sono crepata affogata.

‘Sti cazzi, ho festeggiato due volte, la prima per aver riportato a casa la carcassa e la seconda per essere stata più forte della paura.

Poi, non contenta, il giorno dopo ho rischiato di sfracellarmi sull’asfalto. Era sera, stavo parlando, non ho visto una specie di buca sulla strada e sono finita lunga e distesa per terra. Per fortuna grazie ai miei riflessi non ancora del tutto appannati, ho messo le mani avanti, così anziché la faccia, mi sono martorizzata palmi e ginocchia. Un male della madonna, roba da sangue e arena e dolori dappertutto per una settimana.

Però va bene così, si va tutto una vera meraviglia.

Te và, la butto lì, sono abbronzata fuori, quasi come Obama e finalmente serena dentro anche se, diciamolo, sono pure ingrassata, ma uffa mica si può avere tutto dalla vita.

 

 

11:30 Scritto da: gasolinedreams in (in)sanissima follia | Link permanente | Commenti (118) | Segnala | Tag: serena

giovedì, 23 luglio 2009

Triangolazioni

    

 

 


Perché bussi?

Non c’è nessuno in casa e niente, a parte il divano letto sfatto ed un numero imprecisato di scarpe scompagnate, ordinatamente o forse ossessivamente impilate nel lavello d'acciaio tirato a specchio. Le tende accostate e le persiane chiuse e quel filo di luce sottile, giusto una lama affilata, che si insinua da sotto la porta e si allunga sul pavimento scuro, come una cicatrice vecchia, come una biscia piatta, con l’itterizia. E non v’è sufficiente ombra che l’inghiotta.

Il giardino è un eccessivo rigoglio di verde ramarro che si arrampica ovunque, le stanze sono vuote e desolate, eppure appaiono gonfie, come dilatate in un silenzio che ha trovato la sua pace.

Niente vestiti, niente spazzola per i capelli, niente forcine sparse. Il calendario è fermo, accartocciato crocifisso alla parete, sul mese di luglio di un anno che non c’è più, disperso tra dita macchiate di inchiostro bluastro ormai secco e sbiadito.

E tu, che bussi ostinato, percuotendo il mio petto con tonfi aritmici, possenti e decisi.

Dentro il mio sogno continuo a dormire, è evidente che non ti voglio sentire.

Ma tu se vuoi, continua pure a bussare.

12:09 Scritto da: gasolinedreams in poichè respiro | Link permanente | Commenti (26) | Segnala | Tag: itterizia, verde ramarro

martedì, 07 luglio 2009

Pieghe



Credo sia vero.

Magari non in tutti i casi, ma ogni tanto capita ed è una cosa strana.

Finisce una persona, una qualsiasi o una importante e cominci tu che, fino a quel momento, nemmeno ti eri accorta di avere mai avuto un inizio.

E’ quella capacità di farcela lo stesso, che in fondo lo hai sempre saputo che sarebbe stato così, ma hai comunque bisogno di arrivarci fino a lì per averne la certezza, perché come in tutte le cose della tua vita, ci sono cieli ed inferni che devi attraversare da sola, per arrivare a comprendere.

E così, mentre ti guardi allo specchio e sorridi all’ennesima ruga in più, rigorosamente d’espressione, che ti si è formata agli angoli della bocca, mentalmente pensi che il calore che senti, non è dovuto solo alla temperatura torrida di luglio.

Si muore e si rinasce, sempre uguali eppure profondamente diversi, perché certe increspature frastagliate la vita non te le lascia solo sulla pelle del volto, ma pure tra le pieghe della tua essenza e sai che anche ad esse prima o poi finirai per sorridere, perché nel loro marchiarti a fuoco, tracciano dentro te solchi che, in un modo o nell’altro, ti permetteranno di ritrovare sempre la strada di casa.

14:51 Scritto da: gasolinedreams in rinascere | Link permanente | Commenti (19) | Segnala | Tag: strada, casa

mercoledì, 17 giugno 2009

Al di là di questo punto ci sono i draghi

 

Una volta, San Giorgio ancora non era arrivato, nei cieli volava un drago.

Uno di quelli pericolosi, che sputavano veleno e fuoco, distruggendo radendoli al suolo, interi villaggi, e come Attila, chissà forse questo era anche il suo nome, dopo ogni passaggio, sul terreno non cresceva più nemmeno un filo d’erba.

Probabile fosse pure carnivoro, probabile si mangiasse anche la gente, uomini buoni e malvagi, alti o bassi, grassi o magri, donne e bambini cotti a puntino, scippati al fuoco, prima di divenire carbone e infine polvere. Questo in giro si raccontava.

Probabile, chissà…come probabile fosse invece convinto ruminante d’erba dolce, frutta asprigna e fiori di sambuco.

Forse aveva una spina nel fianco o forse conficcata dentro la gengiva dell’arcata superiore, o sotto il calcagno della zampa sinistra, forse pativa e soffriva e sperava che qualcuno volto a pena, cercasse di placare in qualche modo il suo dolore.

Forse.

Il fatto è che nessuno mai si chiedeva per quale ragione si avvicinasse così tanto all’uomo, anche perché, ogni volta che arrivava, muggendo forte come un temporale e ricoprendo con le grandi ali il sole,  la paura la faceva da padrone.

E c’era un fuggi fuggi generale.

Poi arrivò Giorgio, cavaliere che diceva di conoscere l’onore. Lo uccise, senza troppe storie e in cambio gli venne consegnata imperitura fama e aureola di santo.

Ha un senso?

Credo di si. In fondo ogni cosa ne ha uno.

E, quantomeno, il drago, al caso, ha smesso di soffrire, oppure solo di fare del male anche se l’umanità mica ha imparato a gioire.

Sic.

 

13:37 Scritto da: gasolinedreams in stile libero | Link permanente | Commenti (18) | Segnala | Tag: drago, san giorgio

mercoledì, 27 maggio 2009

Words are bullets

 

 

Mi pare che a volte, si buttino davvero lì le parole così, giusto per dire, per toglierci d’impaccio o magari, in quel frangente particolare, per enfatizzare qualcosa che ci sembra di percepire dentro, dovuto ad una emozione improvvisa, ad un brivido che pensiamo sia attribuibile al fatto che in quel momento non siamo soli, ma abbiamo una persona di fronte…E così sull’onda del troppo facile entusiasmo, del sole giallo che brilla, della pioggia che senza pudore sbatte sui vetri appena puliti, delle stelle lucenti d’avorio secolare o della neve che scende urlando in religioso silenzio, ti voglio bene, diciamo e lo facciamo senza riflettere, senza pensare, senza valutare che chi ci ascolta, potrebbe raccogliere questo pensiero e farlo suo e crederci e pensare abbia un valore, che niente e nessuno potranno mai sminuire o addirittura cancellare.

Poi, quando la situazione cambia, quando viene il momento vero, quello in cui dovremmo dimostrare di non averle dette a vanvera, quando dovremmo dare loro sostanza e fisicità, attraverso l’esercizio della pratica, ci sgonfiamo come dei palloni bucati, dimenticando addirittura di averle mai pronunciate e quando ce ne viene chiesto conto, quando veniamo costretti a tornare con la memoria a quell’istante, a mente fredda ricordiamo che quel giorno, l’emozione altro non era stata che la conseguenza di un brivido causato dalla febbre per una insolazione o dal freddo boia, che leccava le mura della nostra casa, perché si era rotta la caldaia.

12:22 Scritto da: gasolinedreams in riverberi | Link permanente | Commenti (16) | Segnala | Tag: parole, proiettili, ti voglio bene

mercoledì, 13 maggio 2009

Vita, morte e nessun miracolo, a parte

la resurrezione, di una gallina viaggiatrice.

gallina.jpg

Cane non mangia cane, a te non t'ha mangiato, perciò dev'esser vero.
Con me è stato diverso, forse perché ha visto che ero una gallina, di quelle con le piume rosse e gialle, che razzolano vanesie, chiocciando pettegole sull'aia, finché non si imbattono felici in qualche verme, possibilmente vivo.
All'inizio con fare schifiltoso mi ha assaggiata, poi leccandosi le labbra in un solo boccone masticata, con un rutto ben poco signorile digerita e infine, senza tante storie evacuata.
Alla faccia delle male lingue secondo cui sarei indigesta.
Comunque non male per chi si vantava d'essere vegetariana.

12:42 Scritto da: gasolinedreams in aprire gli occhi | Link permanente | Commenti (21) | Segnala | Tag: cane, gallina, verme

lunedì, 27 aprile 2009

Essere vivi



E' un'ora che sono qui, con le dita che stuzzicano la tastiera, cercando di trovare le parole giuste, con tutta la punteggiatura al seguito, per svolgere al meglio il tema che il titolo richiederebbe.
Ma al di là delle solite banalità, non mi viene in mente granché. E' un periodo di poca fecondità e non solo mentale.
Ad oggi, adesso, tutto ciò che riesco a racimolare è un unico concetto; tra le altre cose, essere vivi, in questo particolare momento della mia vita, significa anche sbagliare e pure alla grande e soffrire come un animale, perché sai che non esiste rimedio al mondo, quando il tuo antagonista è una statua di sale amaro a cui hai tranciato malamente il piedistallo.

lunedì, 20 aprile 2009

Il collo stretto dell'imbuto

 
 

 Come spesso capita con le più belle avventure della vita, anche questo viaggio cominciò per caso. (T. Terzani)


Chissà se finalmente adesso sei felice...

12:18 Scritto da: gasolinedreams in scatole chiuse | Link permanente | Commenti (14) | Segnala | Tag: imbuto, viaggio, caso, felicità

mercoledì, 01 aprile 2009

Neve di Primavera

Snowflakes_by_djmadhatter.jpg

Il viaggio non finisce mai, solo i viaggiatori finiscono. (J. Saramago)

Qualche volta all'improvviso, come oggi, mi capita ancora di sentirmi della consistenza dei fiocchi di neve, caduta in primavera.
Eppure di ciò che ero non è rimasto niente, biancore evaporato e perso, in traslucidi ricami iridescenti dentro il cielo o giù all'inferno, mischiato a cucchiaiate di colori cangianti di albe azzurre e tramonti rosso sangue mai uguali e giorni, obliqui e oblunghi, che una volta hanno avuto una storia.
Quella che non voglio raccontare, quella che non saprei nemmeno più da dove cominciare.
Perché c'era una volta ed ora non c'è più.
Così resto per terra, un misto di sporcizia e di candore, in attesa di sciogliermi per tornare di nuovo a scomparire.



podcast

00:06 Scritto da: gasolinedreams in prendere alle spalle | Link permanente | Commenti (28) | Segnala | Tag: fiocchi di neve, primavera

giovedì, 19 febbraio 2009

Scale

Stone_Stairs_by_Anaxsys.jpg

 Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. (J. Saramago)


Ho salito quella scala, alla ricerca della fragrante evanescenza del profumo di un sogno.
Se non nella sostanza, almeno nel contorno. Ma la pietra è pietra e, se ci appoggi sopra il palmo della mano, ti restituisce solo il gelo dell’inverno, che stacca la pelle o il bruciore che ustiona, dei raggi del sole di agosto.
Difficilmente si ha ciò che si vuole, ma, se così non fosse, smetteremmo di avere desideri.
E anche i sogni avrebbero altri colori, altra forma e consistenza, altri odori, altri sapori e un altro nome.
L’ho salita e ridiscesa, inutilmente mi è venuto al momento da pensare e invece, nel silenzio che ho imparato a forza a fare mio, ho all'improvviso ritrovato un po' di me, troppo confusa tra le mie tante luci e le mie troppe ombre.
Non c'era altro modo per aprire davvero, definitivamente quella gabbia.
Adesso lo so.

00:05 Scritto da: gasolinedreams in aprire gli occhi | Link permanente | Commenti (36) | Segnala | Tag: sogno, pietra, gelo, bruciore, luci, ombre, gabbia

venerdì, 30 gennaio 2009

Angolazioni diverse

ricci neri1.jpg
Non c'è peggior nostalgia che rimpiangere quello che non è mai successo. (J.Morrison)
 
Ri-Tratti: Fifì
Con quei ricci d'ebano ribelli che ti coprono il volto e quel petto fiorente in cui cascano gli occhi, ehi Fifì, dove te ne vai?
Nei tuoi vestiti fuori moda, con quella voce roca che trascina, con quelle mani che disegnano nell'aria tutti i tuoi sogni, quelli che non vuoi ammettere di avere, perché dentro di te, sei convinta di non poterli realizzare.
Occhi da puttana e bocca che sputa nicotina e bugie, che regali con quel sorriso che ti fa aprire le labbra e mostrare spudorata quei tuoi denti irregolari, per poi trasformarsi nel gorgoglio di una risata grassa e tracimante.
Sirena capricciosa che ammalia, strega nera che seduce, raccogli a piene mani e, qualche volta, tuo malgrado riesci anche a dare.
Cadono tutti, pere mature, dentro il tuo incantesimo, per ritrovarsi poi disperati e soli, a non sapersi più accontentare.
Fifì, fiore di fuoco, frutto proibito, a tutti sembri acqua che disseta e non lo sanno che in corpo hai un inferno che respira.

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venerdì, 23 gennaio 2009

Incudine e martello

Hammer_and_Anvil_by_cordobablue.jpg

La passione non ottiene mai il perdono.
(Pier Paolo Pasolini)

Un ammasso di ossa, carne e sangue, tenuto insieme a forza e con tenacia, da molto sentimento e poco cervello.
Per questo tanti sogni e tanti sbagli.
Troppi.
Probabilmente.
Ma un’infinita gamma di emozioni. Tutte quelle possibili ed anche molto oltre. Alcune così pure, da cavare il fiato e far fermare il tempo, altre così oscure e bastarde, da ferire a morte.
Non è propriamente una mancanza, è solo un pensiero fugace per quell’attimo sospeso, quel tratto breve, ormai perduto, in cui l’aria si rigenera e vi è quella perfetta, intensa ed allo stesso tempo struggente e dolorosamente fragile comunione di intenti e di pensieri, prima che il martello ripiombi con potenza inesorabile sul metallo che adagiato sull’incudine, aspetta solo che gli si dia una forma che non è più la sua.
Nessun risparmio, qualche rimorso, nessun rimpianto. Quel che è stato non torna, soprattutto per chi non perdona.

00:05 Scritto da: gasolinedreams in aprire gli occhi | Link permanente | Commenti (26) | Segnala | Tag: ossa, carne, sangue, sogni, sbagli, emozioni, comunione

venerdì, 16 gennaio 2009

La luna nel pozzo

Todi 1975.jpg

Se questo mondo fosse un piano infinito e navigando a oriente noi potessimo sempre raggiungere nuove distanze e scoprire cose più dolci e nuove di tutte le Cicladi o le Isole del re Salomone,allora il viaggio conterrebbe una promessa. Ma, nell'inseguire quei lontani misteri di cui sognamo, o nella caccia tormentosa di quel fantasma demoniaco che prima o poi nuota dinanzi a tutti i cuori umani, nella caccia di tali cose intorno a questo globo, esse o ci conducono in vuoti labirinti o ci lasciano sommersi a metà strada. (H. Melville)

L'ultima volta che ho guardato nel pozzo cercando la luna di giorno, rammento che ancora riuscivo a intravedere i lembi di un pezzo di cielo stellato, brillare sul fondo.
E tutto intorno avanzava già l'ombra, odorosa di muschio e licheni, specchio di un nero opaco ma ancora stranamente gentile, che pur riflettendo un futuro confuso, aveva qui e là vibranti lampi di speranza d'argento e lingue di fuoco vermiglio del sole al tramonto, a temprare e brunire l'acciaio dei giorni a venire.
Ricordo il tonfo attutito e leggero della moneta, modesto obolo alla voragine oscura, a suggellare un segreto e silenzioso accordo e l'attimo, immaginato o forse sognato, in cui una voce muta, da tutto quel buio mi ha sussurrato - un giorno saremo una cosa sola -
Ed io, che con tanta giovanile leggerezza, spavalda scrollavo il capo e ridevo.
Non avrei dovuto, ma so che se altre mille volte mi ritrovassi lì, ancora lo rifarei, ancora e ancora.

00:05 Scritto da: gasolinedreams in (in)sanissima follia | Link permanente | Commenti (24) | Segnala | Tag: pozzo, luna, giorno, ombra, obolo, leggerezza

venerdì, 09 gennaio 2009

Il lento, salvifico fioccare di neve

 

Parte del mio giardino innevato.jpg

Inverno.
Come un seme il mio animo ha bisogno del lavoro nascosto di questa stagione.
(G. Ungaretti)

Mi sforzo di pensare al calore del rosso e del giallo che a volte racchiudono certe parole.
Ci sto pensando da giorni, mentre fuori nevica e poi piove e poi di nuovo nevica e poi piove e di rosso e di giallo non c'è proprio niente.
C'era invece tutta una serie di chiacchiere sulla neve, fatta di sostantivi vuoti, verbi senza significati, aggettivi stupidi, congiunzioni fasulle ed articoli inutili. Ma gli avverbi no, quelli sono sempre stati veritieri, anche se non li ho mai ascoltati.
Era una storia vecchia come il mondo, sempre quella, noiosa e ripetitiva che però, seppur con lentezza, anche questo è normale, piano piano sbiadisce, sciogliendosi in rigagnoli calpestati più volte e ormai sporchi, che si allungano viscidi verso il tombino.
Ne ho raccolta un po', un misto di nero e di marcio, l'ho tappata per sempre dentro un barattolo di vetro oscuro, ci ho attaccato un'etichetta con scritto caso risolto e l'ho riposto fuori vista, sullo scaffale in garage, scegliendo il ripiano più alto e più buio.
Nevica forte adesso, una danza tutto intorno vorticosa e bianca, anche tra i miei capelli e sul mio volto. Un fiocco dispettoso dalla punta del naso mi cade sulle labbra, che subito allargo in un sorriso caldo. Non voglio che, come certi orribili ricordi, gelandosi su di esse, me le sigilli in un eterno, doloroso ghigno.

00:05 Scritto da: gasolinedreams in rinascere | Link permanente | Commenti (25) | Segnala | Tag: neve, chiacchiere, sorriso, ghigno

domenica, 04 gennaio 2009

Memento

 

Red_Flowers_by_dancing_girl.jpg

La speranza è la forma umana del delirio. (E.Cioran)


Niente consuntivi su ciò che è stato, niente preventivi su ciò che sarà.
Non sono mai stata brava in aritmetica, per cui indietro non guardo, il passato è passato, tra somme e sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni, ma non dimenticherò, questo è certo. Per il futuro continuerò a prendere ciò che arriverà, nel bene e nel peggio. Al caso mi lamenterò anche se normalmente mi incazzo, ma sono un segno di fuoco e il farlo ci sta tutto, oppure gioirò, giusto un po'.
Che troppa gioia non è di questo mondo, non per me almeno.
E in fondo mi va bene anche così.

20:27 Scritto da: gasolinedreams in è di nuovo domani | Link permanente | Commenti (25) | Segnala | Tag: passato, segno di fuoco

giovedì, 01 gennaio 2009

Ma

pensa te!

15:03 Scritto da: gasolinedreams in blog life | Link permanente | Commenti (34) | Segnala | Tag: capodanno, sms, vino, chiacchiere

lunedì, 29 dicembre 2008

Come volevasi dimostrare

 

No reason.jpg

Ragione, io ti sacrifico alla brezza della sera.(A.Césaire)

 Anche se non sempre è esaltante rendersi conto che si aveva ragione.

13:18 Scritto da: gasolinedreams in aprire gli occhi | Link permanente | Commenti (12) | Segnala | Tag: avere ragione

sabato, 20 dicembre 2008

AUGURI

 * 
MAI
ILIA
GEA
WILD
SARA
RAMY
DANIEL
LIBERA
GIULIANA
PAPERINO

AMARANTA
CIELILIMPIDI
WASTELAND
MARIHELLEN

PUNTOVISTA
SETTEPAROLE
NOTIMETOLOSE
ROSSOMOLESKINE
CAPITANMOTOTORTUGA
SQUILIBRATOEQUILIBRIO
GABRIELLA
GABRIELE
ZAPFINO
ISABEL

16:36 Scritto da: gasolinedreams in blog life | Link permanente | Commenti (24) | Segnala | Tag: natale 2008, auguri

venerdì, 12 dicembre 2008

Di Dignità e Coraggio

Coraggio_JPG.jpg

E' semplice chiacchiera ogni conversazione con chi non ha sofferto. (E. Cioran)

 

Quando indossi questo camice bianco in ospedale non sei un medico. No. Questo e' certo. Tu hai la schiena ed il culo scoperto e diventi un numero. Per alcuni di loro sei ancora una persona. Per altri sei uno dei tanti.
Vecchio, giovane, ricco o povero. Non conta un cazzo. Talora, il più delle volte, non ti vedono. Questa cosa che indossi ti rende un paziente, il che e' come far parte di una casta, cosa che come bene si sa, non sempre comporta un vantaggio. E cosi', nella tua invisibilità agli occhi di questa stronzetta del terzo turno, una che se ci fosse un mondiale dello scazzo infermieristico mostrerebbe il talento di Maradona e la concretezza di Cannavaro (insomma, una che in finale se la giocherebbe), senti ciò che non dovresti sentire. Perché non ti vede o non le importa che tu senta mentre dà aria alla bocca con la sua collega, divagando sulle condizioni del tuo compagno di stanza.
Cosi' scopri che l'Uomo con cui dividi i tuoi spazi da più di 20 giorni, dopo una notte che avrebbe spezzato i più e umiliato chiunque e che in questo momento dorme un sonno che definire del giusto sarebbe riduttivo, non ha che poche settimane di vita avanti a sé. Cosa c'é di strano in questo, visto che in fondo siamo in una stanza di ospedale e non al Ritz? Poco. Se non fosse che a lui non lo dicono. Intendiamoci, sa cosa ha, ma si e' fatto comunque l'ennesimo intervento per avere qualcosa in più di qualche mese. E fino a qui e', per quanto brutto, qualcosa di già visto in 16 anni di bazzicamento d'ospedali. Però mi chiedo, perché illuderlo dopo il secondo intervento? Perché dirgli che gli e' stata fatta una certa cosa quando poi hai solo aperto e chiuso? Perché un torto del genere ad un Uomo che ha affrontato la malattia con una dignità che, ai miei occhi e spero anche a quelli del suo dio, può riscattare una vita intera di eventuale mediocrità e bassezza? E tu ripensi a quando questa Persona, prima di scendere per questo secondo intervento che avrebbe potuto ucciderlo si e' fermato sulla soglia, e' tornato indietro e ti ha detto: forza e coraggio.
Lui a te. Perché tu eri nel delirio della febbre, dopo un intervento complicato, complesso e difficile.

Questo Uomo che quando, per la prima volta in tanti anni, tu stavi per mollare ti ha teso una mano e ti ha aiutato, senza nulla chiedere in cambio, ad uscire dal baratro. L'Uomo cui in cambio di tutto ciò, sarai costretto da oggi, a mentire anche tu, anche se adesso sai. Così vuole la sua famiglia. E tu ti adegui. Giusto o ingiusto che sia. Se solo non fosse cosi' difficile da buttare giù, almeno per chi come me vede e riconosce un certo valore alle persone come lui. Le Persone che guardano la malattia in faccia e la mandano affanculo. Le Persone che hanno perso la dignità nel senso paesano del termine, quella fatta di bei vestiti e culi coperti, perché ne hanno un'altra, quella che non perdi nemmeno quando ti fanno il bidet tutte le mattine, quella che non perdi quando ti ritrovi nel letto sporco di merda, quella che solo un certo tipo di battaglia ti dà e che, purtroppo, i più, in un paese di grandi fratelli e isole di sfigati, non riconoscono.
Arriva una mail. Del Banco di Desio. Clienti che pagano, clienti che non pagano. E pensi che forse a questa tua vita bisogna valutare se dare un senso diverso.
Amen o qualunque cosa si dica.

Le parole che avete appena letto non sono mie, sono state scritte da mio figlio in un momento particolare, di una giornata particolare ed io le ho voluto riportare qui per motivi che chi mi conosce può comprendere.
Giuseppe ha 74 anni e se lo vedi lì, sdraiato nel letto d'ospedale in cui l'ha costretto il cancro, pieno di tubi che gli escono da ogni parte, cincischiato dentro al camicione bianco che gli pende addosso, con i suoi quattro capelli ritti sulla pelata, sembra un uccellino implume, indifeso e denutrito ed invece quando ti parla con la sua voce stentorea, inimmaginabile in quel corpo straziato, butta fuori tanta di quella forza, che ti accorgi di avere di fronte un'aquila reale.
Non ha un centimetro di pelle che non soffra, ma i suoi occhi castani, mobili e veloci, hanno guizzi di limpidezza e di generosità che ti fanno a pezzi il cuore.
Giuseppe oggi, prima di affrontare l'ennesima difficile prova, non ha pensato a sé, ma ti ha guardato in faccia e ti ha detto solo due parole: forza e coraggio.
E tu, di rimando, per un momento hai di nuovo sorriso.
Ed io ho capito che anche questa volta ne saresti uscito.
Grazie Giuseppe e grazie a tutti voi che in questi giorni difficili, mi siete stati vicini.

00:37 Scritto da: gasolinedreams in lavanda in spighe | Link permanente | Commenti (19) | Segnala

venerdì, 05 dicembre 2008

Nel mezzo

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In certe anime c'è un'aquila di Catskill che può egualmente precipitarsi nei burroni più oscuri e tornare a librarsi in alto e scomparire negli spazi solari. E anche ove essa voli per sempre nel burrone, questo burrone è dei monti, e così, nella sua più bassa discesa, l'aquila montana è sempre più in alto degli uccelli della pianura, anche quando questi salgono. (H. Melville)
 
Viaggio al centro della strada, con le portiere dell'auto sbarellate dal pavè.
Fanno un fracasso d'inferno, è uno sbatacchiamento che non fa bene al mio mal di testa perenne, ma qui al momento mi sento al sicuro e per questo il prezzo richiesto in cambio è equo.
E poi, in fondo, anche il rumore è musica, quando le orecchie e tutto il resto, sono ben disposte ad accoglierlo, così come il sapere di non avere scelta e di potere solo andare avanti, senza sbavature, ti infonde nelle vene una sorta di tranquilla accettazione.
Perché, per una volta, stare qui nel mezzo, tagliata in due dalla linea un po' continua e un po' tratteggiata della mezzeria, seguendo un'unica direzione, racchiude in sé qualcosa che ha del definito. E' solo una illusione, ne sono consapevole, ma al momento è tutto ciò che posso permettermi. E non è poco.
La strada è a senso unico e dietro non ho nessuno.
E neppure davanti, se è per questo.
E' una strada dritta come un fuso, che si snoda a mo' di stoccafisso gelato, senza sbocchi in entrata o in uscita. Una strada tutta per me, che scelgo di percorrere ora a tutta birra, ora più lentamente.
Non esiste paesaggio, se non quello che la mia mente al momento crea ed è una cosa buona questa, liberatoria per la mia immaginazione fervida e così poco paziente.
E' una esperienza da semi euforia, che sarebbe tutta intera se non ci fosse ancora un po' di incertezza a trapanarmi il cervello, cosa che pure mi impedisce di addormentarmi e di lasciarmi andare, che finire attorcinata alle lamiere di una Panda non rientra di certo nei miei piani.
Insomma se bisogna fare le cose, tanto vale farle alla grande.

15:40 Scritto da: gasolinedreams in poichè respiro | Link permanente | Commenti (10) | Segnala | Tag: centro della strada, rumore, musica

mercoledì, 19 novembre 2008

Il significato della parola Amore

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Sono una piccola ape furibonda. (A. Merini)

 

E sono di nuovo di corsa, in una maratona dalle distanze e dall'esito incerti, con il fiato della preoccupazione sul collo, ad inseguire un altro filo trasparente di speranza.
Per il mio ragazzo che ancora, sotto il peso del troppo dolore vacilla eppure stringe i denti e non molla e per me che gli arranco dietro, cercando di esserci sempre, per non perdere il contatto non solo visivo, con le sue spalle ricurve e con il suo spirito indomito.
Sono stanca, non lo nego, ma lo siamo tutti in famiglia, quelli passati sono stati mesi difficili e bastardi e ancora non se ne intravede nemmeno la fine.
Pensavo in questi giorni accavallati l'uno sull'altro a quanto io sia strana come madre. Sono una persona possessiva in amicizia ed in amore, cosa che mi ha spesso creato problemi, eppure non lo sono in questa veste, non lo sono mai stata. Niente a che fare con la tipica mamma italiana insomma.
Forse perché nel rapporto madre/figli, non ho alcun tipo di insicurezza o incertezza a livello affettivo, forse perché in questo caso mi basta poter dare, senza preoccuparmi di ricevere.
E riflettendo su ciò mi sono accorta che grazie a questo "sentire" sto cominciando lentamente a capire, quale significato potrebbe celarsi dietro alla parola Amore.

C'è da lavorarci.

17:17 Scritto da: gasolinedreams in lavanda in spighe | Link permanente | Commenti (16) | Segnala | Tag: madre, figli, amore

venerdì, 07 novembre 2008

Di specchi e riflessi

 

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Siamo tutti così limitati che crediamo sempre di avere ragione. (Goethe)

Alza gli occhi, lo so che non mi vuoi vedere.
Hai perso gli ultimi spiccioli di parole, caduti dalla tasca bucata dei tuoi pantaloni e credo ti tremino le mani mentre, ad artiglio, ancora trattieni il rancore.
A me trema la voce e magari un po', ma giusto solo un po' anche il cuore.
Perché una volta, forse, eravamo amici.
Ma probabilmente no.

00:00 Scritto da: gasolinedreams in aprire gli occhi | Link permanente | Commenti (42) | Segnala | Tag: occhi, rancore, amici

giovedì, 30 ottobre 2008

Quando merda non è una parolaccia

 

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Chi vive senza follia non è così savio come crede. (F. de La Rochefoucauld)

(F. Nietzsche)  
Meglio essere folle per proprio conto che saggio con le opinioni altrui.

Torcicollo.
E mi si è pure bucata la ruota di scorta. Però ho vinto una macchinina di plastica rossa coi pedali. Mi ci entrano giusto i piedi.
Anche se non è proprio stagione per andare in giro con il busto fuori.
In effetti qui sono giorni che piove.
Ma per la testa sarebbe una idea, che quella ha già preso la rincorsa, per il salto con l'asta.
Mi pare d'essere San Sebastiano, un po' santa e un po' gallina. Di quelle d'hoc però. Sticazzi.
Succede un po' di tutto e di tutto un po'.
Dovrei mettere un cartello con scritto - Non sparate sul pianista- anche se il piano sono anni ormai che non lo strimpello. Al massimo allungatemi una pinta di birra, ma non disdegno nemmeno una bottiglia di sambuca Molinari. Non si accettano sottomarche.
"Mettete dei fiori nei vostri cannoni", cantavano i Giganti 250 anni fa, a me basterebbe una mira maggiormente mirata, che poi i fiori recisi sanno pure di morto.
A meno che qualcuno non mi spari fuori due pioppi rigorosamente gemelli, alti, frondosi e slanciati.

P.S. Gabri, se potessi mettere i titoli lunghi un kilometro te ne sarei grata! Ok, mi tengo i titoli monchi!

mercoledì, 22 ottobre 2008

Paglietta

E' l'amore, non la ragione, che è più forte della morte. (Thomas Mann)

Ed anche questo anno, questo giorno è arrivato e arricciandosi dalle unghie dei miei piedi nudi è risalito lentamente fino a quelle delle mani succhiandosi le ore, ad una ad una, per inondarmi con tutta quella liquida e struggente litania di ricordi che ci riguardano.
Ed ho visto il vento che non c'era, increspare l'acqua verde del Naviglio e, ancora una volta per il tempo breve in cui la piccola onda si è dissolta, ho risentito la tua voce che dapprima chiara, si è stemperata adagio in un sorriso lieve.
E ti ho pensato forte, più forte della morte.

23:55 Scritto da: gasolinedreams in riverberi | Link permanente | Commenti (24) | Segnala